Fuga
Siamo un’umanità in fuga, in fuga dal nostro essere umani.
Se Primo Levi ci aveva insegnato a riconoscere ciò che è umano e ciò che non lo è, a ottant’anni dalla sua testimonianza e dalle sue riflessioni dobbiamo dire che quella lezione la stiamo tradendo. Questa è l’aspra verità che non ci potrà essere perdonata. Chi verrà dopo di noi, ci chiederà ragione del nostro comportamento, della fuga dalle nostre responsabilità di essere umani.
Ci stiamo “sperdendo”, o forse è meglio dire che ci vogliamo “sperdere”. Oggi, che possiamo sapere tutto, che possiamo vedere tutto, sembra che non vogliamo sapere e non vogliamo vedere. E Hurbinek ci guarda, e non capisce come sia possibile tutto ciò, come sia possibile che quello che abbiamo imparato sui libri di storia possa ripetersi sotto i nostri occhi senza che noi facciamo niente per fermarlo. Quello che si sta frantumando non è solo il diritto internazionale, la legge che con tanta fatica è stata costruita all’indomani della Seconda guerra mondiale, ma un universo etico condiviso. Sotto le macerie di questo crollo restano schiacciati i civili, ma anche valori e principi che credevamo inscalfibili.
Il bambino Hurbinek ci richiama in modo inesorabile ai nostri obblighi, ci chiede conto del nostro operato. Per questo siamo qui, esigenti come sempre, a prendere la parola, a non restare in silenzio. Senza dimenticare niente di quel passato, ma anche consapevoli che quello che sta accadendo apre nuovi interrogativi su ciò che credevamo non accadesse mai più. E nel prendere la parola, il primo passo è chiamare le cose con il loro nome: Disumanizzazione, Guerra, Razzismo, Pulizia etnica, Genocidio. E da queste parole non intendiamo fuggire.